TESTI CRITICI

Da "FRAMMENTAZIONI", personale a cura di Ivana Salis

     "Il corpo femminile, oggetto dell'arte sin dall'epoca moderna ne diventa soggetto in epoca postmoderna. Come simbolo, storicamente identificato con la divinità, la maternità, la sessualità, si trasforma nella pratica del lavoro artistico contemporaneo in una metafora della contingenza quotidiana, in un mezzo d'espressione e rivendicazione di libertà e diritti, in uno strumento di lotta.

Fotografato, dipinto, scolpito, assemblato, disegnato, ripreso, utilizzato come medium performativo, è al centro delle ricerche di artiste impegnate su tematiche sociali e femministe.

Roberta Congiu, con una serie di opere grafiche realizzate con la penna a sfera, rompe l'unitarietà del corpo, frammentandolo in parti. Traccia segni che sono suoi e di altre donne, con fare relazionale, creando una successione di esperienze tracciate sulle singole parti dei corpi. Dalle forme, ribaltate, capovolte, controcorrente, astrae le pieghe, i pesi, le tensioni. Ogni spazio è un interstizio in cui soffermarsi. L'unitarietà è perduta. La visione del corpo è scissa, guidata dalla necessità di focalizzarsi solo su singoli elementi per ritrovarne, forse, la totalità. Il frammento è costruito con la ricerca di un iperrealismo che ha l'intensità della narrazione vissuta. Artista sensibile alle problematiche femminili, nel corpo trova l'espressione delle incertezze. Parallelamente accosta elementi naturali, alcuni come trompe-l'oeil altri come diaframmi  o ambienti, in un gioco di rimandi simbolici, tra l'accaduto e l'atteso.

Per ora sembra che la Congiu non voglia ricostruire l'unitarietà, muovendosi nella poetica del frammento, e allora vengono in mente alcune opere storiche di Annette Messager, completamente composte con l'associazione di piccoli frammenti, nell'accettazione di una realtà fatta di molte parti, dove l'idea della conclusione di un'identità finita è pari alla morte".

 

Ivana Salis

Da "TRAME", a cura di Cristina Polenta

     "L’uso esclusivo della penna a sfera per la realizzazione dei suoi lavori, lo definisce, il suo  marchio di fabbrica. Si esprime con una precisione e nitidezza del segno e dell’immagine impressionante, con strati e strati di trame di fili di inchiostro nero dà vita a forme, luci ed ombre. In ogni suo disegno traspare una grande sensibilità nonchè tecnica e passione, questo mix di elementi è alla base del suo straordinario modo di plasmare su carta le proprie ispirazioni. 

Originale nei ritratti, dove del soggetto riporta  solo un dettaglio, un’espressione o una posa sufficiente a mostrare la vera  essenza del carattere e della sua personalità: un ritratto dell’anima. Roberta Congiu è un’artista che si distingue per la grande eleganza delle sue opere, un estro creativo unico e uno stile fortemente riconoscibile".

 

Cristina Polenta

 

Testo critico a cura di Emanuela Kalb

     "A woman left lonely will soon grow tired of waiting /
      She'll do crazy things, yeah, on lonely occasions".
      (Janis Joplin)


     Si può fermare il tempo con una penna a sfera?
Un mondo in un istante, una narrazione scritta con inchiostro nero e tessuta con un sapiente tratteggio a incrocio alla ricerca dell'unicità di un momento, fugace e illusorio, fissato ad aeternum in un'armonia perfetta di luci e ombre, perfetta sintesi dell'animo umano. Storie raccontate nei dettagli e dai dettagli, scorci di esistenze, di corpi e di sguardi, di anime.
Nelle opere di Roberta Congiu, raffinata artista nata a Cagliari nel 1981, la parte diventa il tutto, una sorta di sineddoche grafica dove nel particolare è racchiuso il racconto di vite nascoste, intuite e finalmente svelate.
La tecnica è sorprendente, l'iperrealismo che sfiora la rappresentazione fotografica ma con qualcosa di unico: lo sguardo e la mano dell'artista che portano alla luce l'essenza più autentica dei soggetti rappresentati, il rigore di una scelta monocromatica che lascia lo spazio per rappresentare con pienezza la dimensione più intima dell'Io, le infinite sfaccettature e sfumature delle emozioni umane.
Il dato estetico è funzionale allo studio dell'interiorità dei soggetti rappresentati: lo sguardo indugia sulle linee dei corpi, negli intrecci delle mani, nelle pieghe delle esistenze che Roberta racconta in un viaggio esperienziale da cui si viene sorpresi, travolti, e indiscutibilmente conquistati.
Non è menzogna: è sortilegio".

Emanuela Kalb


 

Da ARTISTI ITALIANI, critica per Roberta Congiu di Benedetta Spagnuolo

 

     "Intima gestualità - Roberta Congiu è un’artista sarda che nasce nel maggio del 1981 nella città di Cagliari; attualmente vive e lavora a Ussana (CA). Si laurea con il massimo dei voti in pittura, all’Accademia di Belle Arti di Sassari, riscuotendo numerosi consensi già alla sua giovane età. Fin da piccola ama il disegno e il tratto che ne deriva danzando con la matita sul foglio di carta.

L’artista negli anni non si limita all’utilizzo di una sola tecnica ma ne sperimenta tante in maniera assidua, fino ad amare in maniera quasi ossessiva la leggerezza della matita grafite; successivamente invece prende consapevolezza di essere totalmente catturata dal tratto deciso che emana la penna a sfera. In tutte e due le tecniche il tratto appare morbido, vellutato, quasi trasparente; se ci si avvicina si nota che il sovrapporsi e l’accostarsi della materia appare graffiante agli occhi. La matita grafite dal tratto delicato e sovrapposto, diviene “nuvola” su carta; la penna invece, dal tratto più deciso e incisivo, diventa accostamento di “pensieri forti”. Per l’artista la penna diventa una vera e propria esigenza fisica, corporale, uno stato d’animo da dover mostrare all’osservatore in maniera profonda.

Amante del figurativo, rappresenta quasi sempre porzioni di corpi in totale assenza di staticità. In tutti i suoi lavori c’è un intimità estrema, un raccontarsi attraverso la pelle dei soggetti; i ritagli dei corpi e la gestualità parlano di storie e di viaggi di una mente danzante. L’utilizzo della carta e dei piccoli formati rende ancora più intimo il racconto dell’artista, portando l’osservatore a visitare “con cura” scorci di anime.

La gestualità che celebra la sua arte distoglie lo sguardo dell’osservatore dal mondo e lo indirizza dritto nel proprio intimo; i gesti, le smorfie e le espressioni corporali sono i punti dove l’artista riesce totalmente a manifestarsi. Tecnicamente impeccabile, la sua linea stilistica si evince in ogni suo lavoro.

Roberta esibisce pensieri ed espressioni mutevoli, emana il pensiero positivo di tante generazioni; i suoi racconti su carta percorrono le sensazioni e le emozioni dell’esistenza umana. L’artista, attraverso la sua arte, esibisce se stessa con discrezione e lo fa in totale assenza di paura. La gestualità emerge silenziosamente e descrive contorni lievi ma decisi. E’ nel 2014, che attraverso i suoi “Untitled” si esprime al meglio; dove la penna cammina su carta, la pelle disegnata si confonde con il supporto, e i gesti rappresentati si mescolano con i pensieri; l’artista danza sospesa, cammina leggera, e si lascia osservare in assenza di pregiudizi.

  Gestualità intima

  raccontami e parlami delle tue storie

  non ho paura di questo grande cielo.

  I piedi toccano terra

  Ma sospendono il pensiero.

  Portami lontano da ogni fatale illusione.

  Ho voglia di narrare".

Benedetta Spagnuolo 

 

 

Da TRATTO & RI–TRATTO, #virtualmostra su Palabanda.it, 2014

 

     "Riprendiamo l’attività di IMPARALARTE dopo i disegni “invisibili”, con un’artista sarda che tengo particolarmente a presentarvi: Roberta Congiu.
Perché, direte.
Perché conosco, seguo e amo la parabola artistica di Roberta da tempo.
Seppure giovanissima, infatti, ha da subito individuato la sua tecnica elettiva e in questa tecnica è riuscita a migliorare negli anni ottenendo dei risultati spettacolari.
Lascio questi risultati alla vostra valutazione, rispondendo da subito alla domanda che vi porrete: no, non è affatto una mostra di ritratti fotografici.
La ricerca tecnica, stilistica e tematica dell’autrice si sublima in un termine: il tratto.
È infatti da un minutissimo, infinitesimale tratto di penna a sfera, dopo aver studiato a lungo la fisionomia e la psicologia di alcuni volti che particolarmente la colpiscono, che Roberta riesce a riprodurre una gamma di espressioni di quei volti che la colloca di diritto tra gli esponenti dell’iperrealismo psicologico.
Roberta Congiu è una studiosa di caratteri, di anime, di sorrisi, di pianti, di rughe di emozioni, riportate in punta sottile di penna , certosinamente, alla paziente ricerca della perfezione su carta ruvida.
Difficile a primo sguardo distinguere se i suoi siano disegni o foto, e proprio su questa ambiguità che gioca l’arte di Roberta manifestando la sua eccezionale bravura.
Le infinite sfumature di grigio del tratto giocano con le emozioni umane dei personaggi – più raramente particolari o oggetti, ma sempre impregnati di significato – che Roberta sceglie accuratamente e che sono sempre quelli/e riproposti e ritratti in periodi consecutivi, quasi a voler fissarne l’evoluzione in fotogrammi e interpretarne le variazioni psicologiche nel tempo.
Vorrei segnalavi in particolar modo l’opera con cui, non a caso, chiudiamola virtual mostra; si intitola Chi dimentica gli errori della storia è destinato a ripeterli ed è una delle opere prodotte dell’artista nel 2013, appositamente creata per la collettiva “In Memoria” del gennaio 2013 tenutasi al Castello Visconteo, Trezzo sull’Adda (MI), a commemorazione della Giornata della Memoria per le vittime della Shoah.
Pur rappresentando stavolta degli oggetti e non delle fisionomie o particolari fisici, quest’opera mostra un processo evolutivo nell’arte dell’autrice nel senso di voler caricare gli oggetti della stessa valenza sociale e psicologica dei volti e della fisicità finora sperimentati.
Nelle scarpe tratteggiate da Roberta c’è tutto: storia, memoria, passaggio del tempo, bene e male.
A significare che anche dalle cose – non solo dalle persone – può essere raccontato il mondo".

 

Viviana Maxia

 


Dal catalogo di Movimento nelle Segrete di Bocca V, 2012

 

    "Tra i finalisti (...) scopriamo la straordinaria intensità di un antipoetico eppure radioso volto di vecchio di Roberta Congiu".

 

Giovanni Serafini

 

 

Da_Camere_Oscure, testo_ critico, 2011

"La sottile punta di una penna Bic su una carta semiruvida puòcreare un grande inganno e l'allestimento con cui vengono presentati questi ritratti rende quasi certo che quelle opere siano il diretto prodotto dello sviluppo di negativi. 

Quel che invece si capisce, scrutando attentamente ogni volto, è che non c'è nessuna reazione chimica che ha arrestato quegli istanti: c'è solo l'inchiostro di un tratteggio ad incrocio dell'artista che ha così reso possibile - a partire da una fotografia - che questi volti, forgiati dalla liricità  dei sentimenti e dalle cicatrici delle emozioni, apparissero così  centrali per l'attenzione dello spettatore. 

In essi non ci sono pose innaturali, impostazioni teatrali o una idealizzazione. C'è solo un quieto e rispettoso realismo, talvolta accentuato dalla considerazione dell'effetto del flash fotografico che, in alcuni ritratti, rende la qualità  di luci e ombre piùdefinita e denuda i tratti del volto esponendoli completamente: questo non si traduce in una interpretazione spersonalizzante o inquieta ma, al contrario, trasmette l'urgenza di quest'artista di rappresentare il modo di essere che quel volto rappresenta in quell'istante. 

Lo scopo di questa camera oscura non è, difatti, impressionare tecnicamente lo spettatore con un confronto di queste opere con una fotografia o con la riproduzione e diffusione fine a se stessa di un'immagine, ma di suscitare interesse per la persona che è quel volto". 

 

Carlotta Puddu

 

 

Da_Stauròs_per_Onna, Cento_artisti_disegnano_la_MadOnna, catalogo, 2010

      "Roberta Congiu progetta Dono Divino come una struttura percettiva dall'immediato coinvolgimento emotivo e mentale. L'artista veicola la propria creazione dando  una lettura emblematica dell'amore di una madre verso il figlio. Le mani in primo piano, grandi, protettive, accolgono il bambino in una spazialità  umanocentrica". 

 

Silvia Scarpulla

 

 

Da_Impressioni _di_Settembre, testo_critico, 2009

 

      "La lucente pavimentazione viene macchiata dall'ombra ludica di una sagoma infantile. L'idea della felicità, chissà perché, riporta tutti all'infanzia". 

Teresa Macrì

 

 

Da_L'Incontro, testo_critico, 2008

 

"Il dettaglio è il centro di questa immagine che riporta alla memoria foto di famiglia, dissepolte dagli album che le imprigionano. L'incontro materno che è suggerito da Roberta Congiu è sospeso nei pochi dati ritagliati ai due anonimi personaggi che tuttavia bastano per stimolare la fantasia collettiva in una sorta di ritorno allinfanzia con tutte le sue ansie e le sue tenerezze". 

 

Teresa Macrì

 

 

Da_Giovani_Artisti_di-segnano_il_Sacro_IV, catalogo, 2007

 

      "In Roberta Congiu affiora in un canto poetico il corpo dell'amore.  Contorni sfumati di un sogno appaiono nell'immagine che si fa donna. La pace risuona nel silenzio, il miracolo annuncia la meraviglia attendendo il sole. L'anima si nutre di luce attraverso un corpo, respira e vibra incarnando la bellezza e lo fa in nome di una preghiera. E' lo spirito che arde, mentre la carne dà  vita. Non c'è¨ più separazione; oltre il buio dle dolore si torna al luogo originario, la quiete e la profondità  dell'eterno. La riflessione personale sull'Incarnazione si dispiega in uno spazio astratto che definisce un luogo pittorico indistinto, visione degli occhi colmi di stupore". 

 

Silvia Scarpulla

 

 

Da_Homo_Urbanus, 2006

 

     "Una gelida quotidiana normalità  apparentemente cadenzata dai soli ritmi della parabola solare. 

Cosa è una città ? Viviamo ammassati in centinaia di migliaia, organizzati in una società urbana regolata da leggi perlopiù inconscie e schizofreniche. Passeggiamo. Liquefatti. E' prevedibile il nostro spostarsi, incuriosirsi, amare in questo strano organismo abnorme, totipotente e dal cervello dislocato? Si. In fila ordinata. 

Cosa è una città? Forse la proposta umana al rebus del vivere artificiale. 

Cosa è una città ? Davvero. E' la natura che ci fa giocare con lei, facendoci credere potenti e al sicuro? E' la natura che quando vuole si riprende il suo, quando meno ce lo aspettiamo? Quando la nostra attenzione si rifà  viva, e attorno noi scopriamo gli altri, i loro gesti, il loro andare? Distratti, impauriti, sognanti in una bagnata notte d'inverno, immersi in sequenze di suoni che vanno e luci che trattengono, passo dopo passo raccontiamo noi stessi nell'apnea del cinema del reale. Niente di più naturale. Metafora semaforica dell'esistenza contemporanea". 

 

Paolo Casu

 

 

Da_Il_luogo_dell'Identità , catalogo_della_mostra_Su Logu_de_s'Identidade, 2004

 

     "Roberta Congiu presenta dei lavori che in qualche modo richiamano l'opera di G. Richter; facendo una pittura che prende in prestito effetti e toni fotografici, l'autrice presenta scorci del paese senza abitanti in una realtà  quasi onirica. L'identità  strutturale del luogo diventa soggetto, ma nel momento in cui il luogo, il paese, perde i suoi abitanti che ne costituiscono l'identità  relazionale ed esistenziale, esso perde identità , si sfoca e perde colore. Il lavoro di Congiu è infatti giocato essenzialmente su diverse tonalità di grigio".

 

Andrea Zanella

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